Gli "innovatori" del Pdl scrivono a Grasso: "Il voto su Berlusconi deve essere segreto"
Ventidue senatori alfaniani hanno firmato un appello al presidente del Senato, Pietro Grasso, per il voto segreto. Del gruppo degli "innovatori" del partito del Cav. fa parte anche il ministro delle Riforme, Gaetano Quagliariello, che pur aderendo all'iniziativa non ha firmato per rispetto dell'autonomia parlamentare. Nella nota si legge: "Il parere della giunta per il regolamento del Senato sul voto palese, oltreché tecnicamente infondato, contravviene alle regole della correttezza istituzionale. Non vi può essere infatti alcun dubbio sul fatto che il tipo di votazione in esame riguardi una persona e che dunque, ai sensi del terzo comma dell'articolo 113 del regolamento, debba avvenire a scrutinio segreto".
11 AGO 20

Ventidue senatori alfaniani hanno firmato un appello al presidente del Senato, Pietro Grasso, per il voto segreto. Del gruppo degli "innovatori" del partito del Cav. fa parte anche il ministro delle Riforme, Gaetano Quagliariello, che pur aderendo all'iniziativa non ha firmato per rispetto dell'autonomia parlamentare. Nella nota si legge: "Il parere della giunta per il regolamento del Senato sul voto palese, oltreché tecnicamente infondato, contravviene alle regole della correttezza istituzionale. Non vi può essere infatti alcun dubbio sul fatto che il tipo di votazione in esame riguardi una persona e che dunque, ai sensi del terzo comma dell'articolo 113 del regolamento, debba avvenire a scrutinio segreto".
"Tale regola consolidata – continua il testo – rappresenta un argine contro il rischio che delicate questioni che riguardano singoli senatori e non coinvolgono in alcun modo l'indirizzo politico del Senato e quindi la dialettica fra maggioranza e opposizione e fra le forze politiche, possano essere risolte sulla base degli schieramenti parlamentari senza alcuna considerazione del merito specifico delle stesse. Ed è proprio per tali ragioni che il regolamento prevede un meccanismo di votazione idoneo a garantire a ciascun senatore la necessaria libertà di coscienza".
"Del tutto speciosa – prosegue la nota dei ventidue – appare l'argomentazione addotta dalla Giunta, secondo la quale, rappresentando un prerogativa dell'organo parlamentare a tutela della legittimità della propria composizione in forza dell'articolo 66 della Costituzione, la deliberazione in oggetto non riguarderebbe singole persone e non ricadrebbe come tale nella previsione dell'articolo 113, comma terzo del regolamento. Se infatti la premessa di tale ragionamento può apparire in sé corretta, non può parimenti essere negato che tale deliberazione riguardi direttamente una persona: come tale, non può che essere adottata a scrutinio segreto".
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